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L’articolo che segue è tratto dalla rivista online PSALLITE al numero di Febbraio 2017

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JOHANNES PASSION

Riflessione ed esegesi dell’opera di Bach

In tutta l’esperienza musicale di un musicista, non solo professionale, ma quell’esperienza che segna i tempi ed i ritmi della vita in funzione della musica che suona dentro, in un momento specifico di questo percorso, ogni musicista o melomane che sia, dovrà vivere l’esperienza mistica della Johannes Passion di J. S. Bach, il grande Kantor.

Studiare ed eseguire questo brano, conduce ad una esperienza di fede profonda e divina musica, che non si può paragonare a nulla. La partitura del Sommo chiede a coloro che la interpretano, la preghiera più intima in essa contenuta, senza la quale nessun passaggio sonoro, nessuna soluzione armonica, alcuna melodia, può essere compresa.

Quando l’assemblea della Nikolaikirche di Lipsia, il 7 aprile del 1724, ascoltò per la prima volta questo capolavoro, non fu certamente entusiasta della grande novità che Bach introduceva nella liturgia della Passione: due ore di cori, arie, recitativi, per trasformare quella che fino ad allora era considerata una semplice lettura e meditazione del Passio secondo Giovanni.

Il sipario si apre nella tonalità di Sol minore, simbolo di lamento per secoli in musica; il tormentato ostinato dei violini, cromatico e ipnotico, il sinuoso tratto melodico delle viole, il ribattuto passo drammatico dei bassi, preparano la scena al dramma; l’ingresso a note lunghe e dissonanti di oboi e flauti, ne evidenziano la tensione e la drammaticità.

All’ingresso del coro, accade qualcosa di incredibile, piuttosto che inserire parole di lamento,  Bach inserisce un canto di lode :”O Signore, Signore nostro Salvatore, quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!” (Salmi 8,2). Le voci entrano insieme con tre Herr grandiosi e solenni, dipingendo la maestosità del Cristo Salvatore.

Un prologo che ancora oggi, come allora, sconvolge l’ascoltatore, preparando la scena di questo teatro molto singolare, ricolmo di tutti gli elementi strutturali e musicali del teatro di quel tempo, che Bach dimostra di conoscere perfettamente, ma senza mai entrare nell’azione drammatica pura, piuttosto, superandola, rendendo l’ascoltatore partecipe dell’azione. Bach coinvolge l’assemblea nel dramma, ponendo l’ascoltatore nella profonda posizione di fedele partecipe nel cammino della Croce.

Un ulteriore punto di riflessione va speso per l’impressionante equilibrio strutturale che Bach crea, tra la narrazione e la contemplazione. I ritmi dei fatti narrati, con l’evangelista ed i personaggi (Pilato, Gesù, Pietro, folla), sembrano incastrarsi perfettamente con il divenire della riflessione e meditazione delle arie solistiche (soprano, alto, tenore, basso). Basti ricordare le arie nella prima parte del soprano e dell’alto, accompagnate rispettivamente da flauti e oboi, due perle di eterna bellezza, dove ad un’aria (alto) di carattere doloroso, che fa riferimento all’arresto di Gesù, con una riflessione sui dolorosi lacci che legano i suoi polsi “Von den Sticken”, ne sussegue una (soprano) leggera e serena “Ich folge die gleichfalls”, dove emerge la gioia di seguire le orme di Gesù in quel Sinedrio, quasi a proteggere e a ribadire la nostra presenza nella vicenda. L’aspetto catechetico e teologico, in perfetta sintonia con il racconto e la forma.

Di grande suggestione è il secondo elemento che interrompe la narrazione: la preghiera di tutti, rappresentata dai Corali. Il Corale nella chiesa luterana, sin dai tempi di Lutero, assume un’importanza fondamentale liturgica, divenendo nel tempo, fondamento di vita pastorale e di appartenenza alla comunità dei fedeli. Bach non dimentica di inserire, ogni qualvolta ritiene fondamentale il passaggio narrativo, i corali che per tradizione, la sua comunità conosce e canta già da tempo, costruendo intorno alle stesse melodie, alcune soluzioni armoniche di incredibile valore. E’ il caso di “O grose Lieb’” nel passaggio iniziale in cui Gesù, durante l’arresto difende i suoi discepoli, gli stessi che poi per paura, lo abbandoneranno. Un corale di tale meraviglia, che invita alla commozione. Ancora due corali echeggiano nella prima parte: il primo sulle percosse di Gesù, l’altro, che conclude la prima parte, sul tradimento di Pietro. Entrambi scandiscono la richiesta di perdono, nel canto dell’assemblea, verso un Dio che soffre e piange per i peccati dell’uomo. Una curiosità che sottolinea anche l’importanza del rapporto dramma teatrale/riflessione teologica, nel tradimento di Pietro, Bach aggiunge un verso dal vangelo di Matteo (Mt 26, 75b), quasi a suggellare il fondamentale momento del tradimento e del dolore del pentimento, che nello stesso tempo apre anche ad una ulteriore immagine teatrale.

La seconda parte della Passione si apre ancora con un grande corale, che già annuncia i toni forti e di tensione. La scena si sposta nel pretorio davanti al sommo sacerdote Caifa. Anche la scrittura della narrazione, assume colori ed espressività più aggressiva e scura. Numerosi sono gli interventi corali della turba che protesta contro Pilato e che inveisce contro Cristo sotto processo. L’infamia e la perfidia, vengono fuori dai recitativi dei protagonisti della scena, mentre le arie solistiche di meditazione (basso e tenore) contemplano il dolore e la sofferenza con una dolcezza ineguagliabile. Bach si affida al suono di strumenti diversi, come le viole d’amore, la viola da gamba e l’arciliuto, a cui è affidata la tenerezza della preghiera di chi si riconosce peccatore e cerca la misericordia di Dio (“Betrachte meine Seel’” basso; “Erwäge” tenore).

Subito dopo ha inizio la lunga salita verso il Golgota; la narrazione drammatica prende il sopravvento e tra le parole lapidarie di Pilato e le urla della folla (“Kreuzige, kreuzige…”), la vicenda giunge al suo punto culminante e alla parola “Golgota” dell’evangelista, l’aria del basso “Eilt” presenta una novità: un dialogo tra il solo e il coro, “Correte, anime angosciate, accorrete verso il Golgota, là fiorisce la vostra fede”, i violini e il basso con scale ascendenti continue, ci portano alla realtà biblica della croce che innalza alla gloria, rispondendo al “Wohin?”(dove?) dei fedeli, perché quello è il luogo dove la salvezza si è rivelata.

Es ist vollbracht”, “Tutto è compiuto”, le ultime parole di Cristo aprono alla meditazione sul sacrificio con l’aria dell’alto che parte proprio da queste parole e con la viola da gamba sola, dipinge un’atmosfera surreale di pace intima e silenzio, interrotte da un’inserzione centrale di gioia e forza, per il Cristo che ha vinto la morte. Di altra natura, invece, l’aria successiva del basso “Mein teurer Heiland”, quasi una danza al Signore che ci ha salvati dalla morte. Più intima e introspettiva l’aria del soprano “Zerfließe, mein Herze”, anticipata da un arioso del tenore che ci racconta del pianto e del dolore, l’oscurità sulla terra, le tombe aperte, ma il nostro cuore vive la morte e piange per il Cristo. Solo la speranza degli ultimi corali, in particolare del meraviglioso “Ruht wohl”, che come cantilena danno all’ascoltatore la speranza che il pianto possa scomparire dalla nostra vita di peccatori e che la gioia della salvezza, ne possa prendere il posto per svegliarci dalla morte e poter contemplare il Suo volto e lodarne la bellezza.

La Johannes Passion si pone all’interno del repertorio sacro storico, come una perla in un fantastico ventaglio di capolavori, che mettono al centro la fede profonda di chi le ha create, trovando in Bach sicuramente un riferimento che incrocia l’assoluta genialità con la fede più ardente.

Sabino Manzo